La salita lungo la Via dell'Uno

In questo momento socio-politico, più che in altre fasi della storia,

sembra essere messa alla prova la nostra unità individuale, per la

confusione tra sentire e dovere, tra affetti e difetti che una pletora

di informazioni con poca verità si riversa come una valanga di fango

nelle nostre menti impreparate. Finché si identificava l'identità con il

ruolo sociale o politico, era abbastanza facile conservare almeno una

parvenza di unità individuale. Ma ora la vita ci chiede di andare oltre.


Guardare oltre le fazioni e i ruoli per trovare il "fattore umano",

l'essenza comune a tutti, ci permetterebbe di arrivare a

riconoscere e rispettare la diversità di ognuno.

Dala paura nasce la lite e la perdita di pace e fiducia.

In etologia si considera la paura come fonte di tre reazioni diverse: la paralisi,

la fuga e l'aggressione. Per questa ragione, combattere ciò che fa paura con

la violenza non può portare a una reale soluzione. L'aggressione è una reazione

non una soluzione. Per trovare una soluzione abbiamo bisogno di com-prendere,

di fare nostro, pendere con noi... un processo che somiglia di più all'accoglienza

della digestione e al processo di compostaggio della terra che accoglie il rifiuto

per trasformarlo  in nuova terra.

Dunque comprendiamo: le paure che in questo momento sembrano sorgere

sono di diverso tipo perché, come dicevamo prima, siamo diversi noi: molti

temono il virus, un elemento naturale che pur facendo parte del nostro

ecosistema, è aggressivo e patogeno e sembra sfuggire al controllo, la paura

della malattia come fattore incontrollabile che viene dall'esterno e contagia

l'interno, alla quale si lega la paura del dolore fisico e anche la paura di essere

portati via e isolati e magari morire soli, senza nessuno, la paura della sofferenza

di chi si ama e quindi la paura della separazione e della morte. Poi c'è la paura

data dallo stato di crisi economica in cui si trova la popolazione, che è una

paura di non riuscire più a provvedere per il proprio sostentamento, una paura

fondamentale e che paralizza ma anche che spinge alla ribellione.

Vi è anche chi teme la tecnologia che sfida i limiti del corpo umano, causando

reazioni di ipersensibilità ai campi elettromagnetici, il cui aumento esponenziale

sembra aver causato un nuovo inquinamento... La paura è anche più gnerale e

profonda, come la paura dell'estinzione, alla quale si legano le paure per le

generazioni future, i figli, i nipoti... Poi c'è la paura di trovarsi in uno stato di dittatura

occulta, dove poche eminenze grige muovono le vite di miliardi di individui per puro

interesse e avidità, alla quale si legano le paure dei vaccini e ai suoi effetti, alle loro

provenienze poco chiare e a tutti gli interessi economici legati a cui si legano le paure

di perdere i diritti e la libertà... Le ho elencate tutte?

Certamente ce ne saranno altre, ma già sembrano abbastanza. Indipendentemente

dalle fazioni, dalle ragioni a sostegno di una paura o dell'altra, le paure si somigliano

tutte perché vanno tutte a squilibrare lo stesso organo. Se per accedere ad una

soluzione reale occorre uscire dalla paura, iniziamo subito facendo un respiro...

facciamolo ora...

Ripensiamo all'accoglienza dell'acqua e della terra che accolgono per trasformare,

forse possiamo imparare qualcosa da loro.

In Medicina Tradizionale Cinese la paura è connessa allo squilibrio dei reni... per

ristabilire l'equilibrio occorrono fiducia e tenerezza, emozioni associate all'acqua

che nel suo moto fluido, è considerato l'elemento più volitivo, perché inarrestabile.

Allo stomaco in squilibrio corrisponde invece lo stao di ansia e la sensazione di

essere in balìa della cose. Per ristabilire l'equilibrio occorre aprirsi all'accoglienza...

quando si abbraccia si contiene, quando si contiene si ripristina un senso di

padronanza.

Quindi, se per uscire dalle paure non serve scappare, né aggredire né paralizzarci,

possiamo provare a mandare fiducia ai reni visualizzando un bel colore blu scuro,

poi inspirando alzare piano le mani come se stessimo prendendo dell'acqua ed

espirando, aprire la bocca in un sospiro (hahaha come per appananre un vetro)

portando giù le mani... Per quanto scontato e banale possa sembrare,

il respiro consapevole e profondo in cui il ventre si gonfia nell'inspiro e si sgonfia

nell'espiro, muove i diaframma e innesca un circolo virtuoso di respirazione

cellulare. Se poi il respiro è guidato dal senso di gratitudine, accoglienza del nuovo

e fiducia, forse il nuovo modello è già raggiunto e la soluzione emerge spontanea...

aprirsi accogliengo, farsi attraversare, dal virus, dal vaccino, dal campo

elettromagnetico, dalla dittatura... aprirsi al flusso. Più che controllare con il pensiero,

fluire lungo il sentiero del proprio sentire. La vita ci sta mettendo di fronte alla nostra

Anima, la nostra Coscienza, facendoci comprendere che soltanto cambiando noi

stessi e il nostro atteggiamento, sarà possibile trovare soluzioni reali...

In un cielo che si sta popolando di migliaia di satelliti, i più saggi imparano a respirare

dai piedi, a stabilire un fermo contatto con la terra, aiutandola e aiutandoci nel

cambiamento in corso. Forse potremmo contattarla veramente e scoprire che le

nostre appendici non sono meri mezzi di deambulazione. Forse, per alzare le

nostre frequenze non dobbiamo prendere il volo, ma piuttosto calarci verso terra e

imparare a conoscerla.

Sentire, portare la mente ial cuore, il cuore al ventre, il ventre ai piedi, i piedi

alla terra... potremmo avere grandi sorprese su quello che c'è sotto e di quanto

intrinsecamente unite siano le radici delle piante, del loro scambio e reciproco

sostegno.

Dal punto di vista economico, sociale, politico e anche spirituale potremmo

entrare nell'ottica dell'etica evoluta. Un'etica che deriva dalla comprensione

di essere tutti intrinsecamente uniti, prorio come le radici, e che ogni nostro

atto, parola, pensiero provoca un moto circolare che vibra in ognuno di noi.

tornando poi al mittente.

Non preoccupiamoci di punire i colpevoli, ci penserà il moto di ritorno.

E proprio in questo ampio moto circolare, protremo ricordare che le

forme tonde sono care all'universo: dalla goccia al pianeta, al moto delle

stagioni... Anche il pensiero può curvarsi, tronare in sé eseguendo una

ri-flessione, scoprendo forse che questa difficile salita lungo la Via dell'Uno

può essere la conclusione di un ciclo evolutivo che possiamo accogliere al

meglio restando a braccia aperte e digerendo questo periodo, prendendo

il buono e scartando ciò che non serve.

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